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Open/Close Menu Un progetto dell'Avvocato Nicola Barsotti

Quando termina un rapporto di lavoro può accadere che al lavoratore restino impagate buste paga e/o Trattamento di Fine rapporto.

Con questo articolo spieghiamo cosa può fare il lavoratore per ottenere dal datore di lavoro tutto ciò che gli spetta.

Intanto c’è da dire che I CREDITI DA LAVORO DIPENDENTE SI PRESCRIVONO NORMALMENTE IN 5 ANNI DALLA FINE DEL RAPPORTO DI LAVORO, per cui è necessario attivarsi prima dei 5 anni per richiedere formalmente al datore di lavoro il pagamento.

La richiesta deve essere fatta con raccomandata, pec o con comunicazioni o atti della Direzione Territoriale del Lavoro o del proprio avvocato.

IN CHE MODO IL LAVORATORE PUO’ RECUPERARE QUANTO DOVUTO?

Il lavoratore può rivolgersi alla Direzione Territoriale del Lavoro affinchè avvii un TENTANTIVO DI CONCILIAZIONE con il datore di lavoro, ossia venga fissato un incontro nel corso del quale il lavoratore ed il datore di lavoro si accordino per modi e tempi del pagamento.

Il lavoratore può anche chiedere che la Direzione Territoriale del Lavoro accerti eventuali inadempimenti del datore di lavoro (esempio salario più basso del dovuto, mancate retribuzioni, ferie, tredicesima etc.), dopodichè la D. T. L. comunicherà al datore di lavoro le varie contestazioni. A questo punto il datore di lavoro, entro 30 giorni, potrà pagare o chiedere un tentativo di conciliazione. Se invece non paga né chiede una conciliazione, la D. T. L. rilascia al lavoratore una DIFFIDA ACCERTATIVA CON EFFICACIA ESECUTIVA. Quest’ultimo provvedimento è un atto che consentirà al lavoratore di procedere esecutivamente per il recupero del credito (ad esempio con un pignoramento nei confronti del datore di lavoro).

Una valida strada percorribile è anche quella di richiedere al Tribunale un DECRETO INGIUNTIVO, ossia un provvedimento con il quale, sulla base delle buste paga non pagate, il Tribunale ingiunge al datore di lavoro di pagare sia quanto dovuto al lavoratore che le spese legali sostenute da quest’ultimo. Il lavoratore potrà pagare o opporsi al decreto ingiuntivo.

Un ulteriore tentativo per “smuovere” il datore di lavoro può essere quello di presentare in Tribunale una ISTANZA DI FALLIMENTO, ossia far accertare uno stato di insolvenza del datore di lavoro tale da legittimare il suo fallimento, con conseguente ingresso del lavoratore nella ripartizione dell’attivo fallimentare. Accade frequentemente che, non appena si comunica al datore di lavoro di aver presentato istanza di fallimento, se vi sono effettivamente i presupposti perché il Tribunale dichiari il fallimento, il datore di lavoro provveda a pagare il lavoratore per fargli ritirare l’istanza.

Una ultima tutela per il lavoratore è quella rappresentata tramite l’INPS dal FONDO DI GARANZIA PER IL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO che è stato istituito con l’articolo 2 della legge 297/1982, per il pagamento del TFR in sostituzione del datore di lavoro insolvente. Con il decreto legislativo 80/1992 il Fondo interviene anche per le retribuzioni maturate negli ultimi tre mesi del rapporto.

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