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Quando si incorre in una separazione o in un divorzio, e vi sono figli minorenni o maggiorenni non ancora economicamente indipendenti, il genitore con cui i figli continueranno a vivere ha diritto di ottenere dall’altro genitore un contributo mensile per il mantenimento dei figli.

Tale contributo si determina essenzialmente in base al reddito netto del genitore che è tenuto al pagamento, all’età dei figli, al tenore di vita a cui era abituata la famiglia prima della crisi coniugale, al tempo che il genitore passerà con i figli dopo la separazione o il divorzio.

Nella somma di cui trattasi sono ricomprese le c. d. “spese ordinarie” che il genitore con cui i figli continuano a vivere prevalentemente deve affrontare stabilmente e necessariamente, quali ad esempio il vitto, il concorso alla spese di casa (quali l’eventuale canone di locazione, le utenze, i consumi), l’abbigliamento ordinario, le spese di cancelleria scolastica corrente, la mensa scolastica, i medicinali da banco.

Diverso è il discorso per ciò che riguarda le c. d. “spese straordinarie”, cioè quelle imprevedibili ed occasionali che dovranno essere preventivamente concordate tra i genitori (a meno che non vi sia silenzio assenso) e pagate normalmente al 50% tra loro.

La maggior parte dei Tribunali, tra cui quello di Lucca, hanno elencato tra le spese straordinarie quelle mediche (sanitarie, odontoiatriche, farmaceutiche, psicoterapiche, ivi compresi i tickets), quelle scolastiche (come rette, tasse di iscrizione, libri di testo, corredo d’inizio anno scolastico, scuolabus o altro mezzo di trasporto, gite scolastiche e viaggi di istruzione, ripetizioni, alloggio e relative utenze nella sede universitaria), ricreative (sportive, artistiche, di svago, di iscrizione a corsi), di custodia dei figli minorenni (babysitter), per il mantenimento e la cura di animali domestici già facenti parte del nucleo familiare e che restano presso il genitore collocatario dei figli.

Tra le spese mediche, è di questo mese una pronuncia della Corte di Cassazione (la n. 5490/2018) che ha condannato un padre a rimborsare alla ex moglie circa 5mila euro che quest’ultima aveva sostenuto per un intervento di chirurgia estetica per la loro figlia, nello specifico di rimozione di peluria dal viso, che è stato ritenuto dai Giudici “necessario nell’interesse della minore” e quindi addebitabile per la metà anche al padre che non era d’accordo.

  1. 7 Febbraio 2019

    Mi trovo nella seguente situazione: mio figlio (vive con me dalla separazione intervenuta con omologa del settembre 2009) a partire da dicembre 2014 ha bisogno di cure mediche (di tipo psicoterapia per diagnosi e cura emessa da psichiatra: crisi di panico invalidanti). Ho sempre sostenuto da sola le spese di cui sopra perché non mi vengono riconosciute come straordinarie (l’avvocato del mio ex marito lo sostiene e il mio avvocato ritiene che non ci sia niente da fare per ottenere il rimborso parziale). Il motivo per cui mi si oppone un rifiuto netto a contribuire (ho speso parecchie migliaia di euro) è legato al fatto che tali spese straordinarie non sono state concordate. Il motivo per cui non ho preventivamente avvisato il mio ex marito, poi però aggiornato (gennaio/febbraio 2015) sulle spese e sul loro tenore, è legato invece sia all’urgenza dell’intervento (a pochi giorni dalla prima crisi già avevo portato mio figlio in visita dal medico di famiglia e poi dallo psichiatra, come prescritto dal medico di famiglia), sia al fatto che nella omologa di separazione, separazione consensuale, non ho voluto che si inserisse la clausola del preventivo accordo. Nel tempo però è intervenuto il protocollo tra ordine degli avvocati di Roma e tribunale di Roma che, se da una parte riconosce come straordinarie obbligatorie le spese sanitarie sostenute per i figli, dall’altra menziona esplicitamente la psicoterapia come voce di spesa straordinaria vincolata al accordo preventivo ai fini della partecipazione economica alle spese da parte di entrambi i genitori. Mi chiedo: si può far valere la clausola dell’urgenza della spesa sanitaria? Nulla conta davvero che l’omologa non faccia riferimento all’accordo preventivo per le spese straordinarie (che nell’omologa sono individuate con dettaglio)? Nulla conta che l’omologa della separazione è del 2009 e il protocollo è del 2012? Vi ringrazio per le risposte che vorrete darmi. Paola

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